2.1.1 - Lettera

Segnatura: Sub-fondo Navi di Nemi, b. 1, fasc. 2, sf. B.1, c. 1

Tipologia: unità documentaria
Titolo: Lettera
Estremi cronologici: 1930 maggio 5 [Anno VIII]

Contenuto: Lettera da Luigi Jacono, ingegnere a Ugo Antonielli, professore [direttore del Regio Museo Preistorico Etnografico Luigi Pigorini]

Mittente: Luigi Jacono
Destinatario: Ugo Antonielli
Luogo di partenza: Torre Annunziata
Luogo di arrivo: [Roma]

Regesto:
L’ingegner Jacono chiede delucidazioni in merito alla tecnologia delle ancore riemerse insieme alle Navi di Nemi.

Trascrizione:
“Illustre Professore,
La ringrazio assai della fotografia inviatami; e dippiù, delle delucidazioni intorno alla struttura della nave, che mi interessa in modo straordinario, per la sua stranezza! Ma di ciò parleremo con più comodo quando, come spero, sarò tornato presso questo monumento, al quale davvero compete oramai abusato appellativo di unicum. Solo ora voglio dirle, o meglio ripeterle, che io avevo tutto già compreso dalla sua limpida esposizione fatta al Congresso, ma non mi rendo ancora ragione del perché quegli abilissimi costruttori abbiano adottati cosìffatti strani dispositivi tecnici. Si possono supporre tante cose, ma la vera soluzione, purtroppo, dileguossi con lo svuotamento - diremo così - affrettato della stiva!
Tornando alle ancore non posso accettare l’ipotesi dell’alleggerimento mediante il legno per l’assurdo, dove si va a cascare, di una struttura creata pesante per poi sentire il bisogno di alleggerirla con un ripiego. L’ipotesi più plausibile è quella della prevenzione contro il logorio // che il metallo avrebbe cagionato agli ornamenti della fiancata. Il ferro trasversale superiore, disposto in piano normale a quello delle branche inferiori per far adagiare l’ancora sul fondo a guisa di trespolo, si toglieva quando l’ancora era salpata e fermata orizzontalmente.
Se gli operai hanno ben visto, e non si tratti di una seconda ancora rivestita di legno, verremo in possesso di un secondo cimelio, anche più prezioso del primo! Gli antichi, per fermare i loro Navigli, adoperavano, fra l’altro, ancore di legno. La famosa nave costruita da Archimede (Athen. V) ne aveva quattro, insieme ad 8 di ferro. Quella descrizione di Ateneo bisogna tener sempre presente nello studio della nave nemorense. Vero è che le ancore lignee erano rivestite in giù di piombo: ciò si discerne da un passo di Diodoro (V) ove parla di un cospicuo bottino dei Fenici in Sicilia costituito da tanto argento che, non avendo più dove caricarlo sulle // navi, pensarono a metterlo sulle ancore al posto del piombo.
Le domando scusa di questa chiacchierata peppolosa, cui ha dato occasione la sua gentile lettera, e la prego di gradire, insieme alla sua Signora i saluti miei e di mia moglie.
Torre Ann.ta li 5 maggio 1930 (VIII)
Luigi Jacono“

Consistenza: c. 1
Busta: 1
Fascicolo: 2
Nota dell’archivista: Firma autografa
Tipologia fisica: foglio
Supporto: carta
Descrizione estrinseca: Lettera maoscritta; mm 180x110.
Stato di conservazione: buono

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