2.2.12 - Minuta di lettera

Segnatura: Sub-fondo Navi di Nemi, b. 1, fasc. 2, sf. B.2, c. 12

Tipologia: unità documentaria
Titolo: Minuta di lettera
Estremi cronologici: 1930 dicembre 19 [Anno IX]

Contenuto: Minuta di lettera di Guido Ucelli, ingegnere, al direttore del Giornale d’Italia.

Mittente: Guido Ucelli
Destinatario: direttore del Giornale d’Italia
Luogo di partenza: s.l.
Luogo di arrivo: Roma

Regesto: L’ingegnere Ucelli informa il direttore del Giornale d’Italia degli studi compiuti presso un ritrovamento identificato come resto di un’ancora ritrovato nei pressi di un’isola greca ed ora conservato all’Altes Museum di Berlino. Alcune somiglianze con le ancore di Nemi avvalorano la ricercatezza tecnica di queste ultime.

Trascrizione:

“Egregio Signor Direttore,
In relazione all’interessamento dimostrato recentemente dal pregiato suo giornale per le ricerche archeologiche del Lago di Nemi, ritengo opportuno informarla anche della grande importanza che l’ancora scoperta il 27/10 us. (di cui il pregevole articolo 12/11 pp. dell’Egr. Comandante Speziale) ha per la risoluzione di un problema che era stato sinora inesattamente interpretato.
Visitando nel giugno u.s. l’”Alte-Museum” di Berlino, la mia attenzione fu attirata da un singolare cimelio costituito da un blocco di piombo di forma singolare che era qualificato come un ancora rinvenuta da palombari presso un’isola di Grecia.
Si era da poco scoperta al Lago di Nemi la magnifica ancora in ferro col ceppo mobile, del noto tipo detto oggi Ammiragliato per essere stato applicato nel 1852 dalla Marina Inglese, come ha ricordato l’Egr. Com.te Speziale nell’articolo citato.
Sorse pertanto naturale in me, per l’affinità dell’oggetto, il desiderio di conoscere dettagli sull’antica ancora di piombo e dalla squisita cortesia dell’Egr. Direttore del Museo Dr. Zahn fui indirizzato all’Illustre Dr. Ing. Friedrich Moll che aveva compiuto speciali studi in materia.
L’Egr. Ingegnere, dopo uno scambio di cordiale corrispondenza, mi inviò cortesemente una sua memoria pubblicata dalla “Archeologischer Anzeiger 1929” nella quale sono illustrate le varie ancore di piombo esistenti nei principali Musei: una tavola annessa (fig. 1) dà una chiara idea degli interessanti cimeli e un disegno (Fig. 2) documenta la ricostruzione ideale studiata dall’Ing Moll in base agli elementi allora in suo possesso: egli riteneva l’ancora costituita dal blocco di piombo e da un fuso di legno, interpretandola come una combinazione di ancora a gravità e ancora a presa, e spiegando in tal modo la mancanza della traversa (ceppo) all’estremità superiore, usata per le ancore comuni.
La recente scoperta del cimelio nemorense, come si può senz’altro rilevare dalla fotografia e dal disegno acclusi (fig. 3), permette però ora di interpretare diversamente la forma e la costruzione delle antiche ancore nelle quali il blocco in piombo, corrispondente agli esemplari studiati dall’Ing. Moll, costituisce invece la traversa superiore o ceppo fisso, mentre le marre erano costruite in legno, rinforzate da punte di ferro.
La corrispondenza del ceppo dell’ancora nemorense con la forma del cimelio di Berlino e degli altri elencati dal Moll è perfetta // e la presente scoperta ha pertanto valore definitivo.
L’importanza di questa documentazione non può sfuggire ad alcuno ed è singolare che entrambe le ancore di Nemi abbiano dato elementi di così grande valore per la storia della tecnica marinaresca, per usare il termine del Com.te Speziale.
Viene così ancora una volta dimostrato anche da questi ultimi ritrovamenti l’eccezionale valore scientifico-tecnico della impresa, mentre è lecita la speranza che le due ancore siano auspicio dei risultati delle nuove ricerche che saranno consentite dall’ulteriore abbassamento del lago, ripreso ultimamente, come è noto, per l’esplorazione della seconda nave.
Tenendomi a disposizione per ogni eventuale Maggiore ragguaglio,
Mi creda:”

Allegato 12b
Relazione a firma, non autografa, di Friedrich Moll, probabilmente direttore dell’Alte Museum di Berlino, riguardante i dettagli tecnici di alcune ancore romane rinvenute nel Mediterraneo e appartenenti a diverse collezioni museali. Elenca anche peso e misure di esse.

Trascrizione:
“Un’ancora di piombo
L’”Alte-Museum” di Berlino possiede fra i suoi cimeli un blocco di piombo di foggia singolare, il quale è qualificato: “Ancora”. Questo blocco è stato rinvenuto molti anni addietro da palombari presso un’isola della Grecia.
La sua provenienza dal mare si può riconoscere ancora oggi dal fatto che la superficie è abbondantemente cosparsa di secrezioni calcaree di molluschi. Inoltre da una analisi di particelle raschiate dalla superficie si può accertare l’esistenza oltre che di piombo, di magnesio e di calcio e di altri componenti caratteristici dell’acqua marina.
La forma del blocco risulta dalla fig. 1. Gli spigoli e le estremità sono smussati. Solo un braccio è a spigoli quasi vivi e accorciato con un taglio netto.
La superficie in corrispondenza del taglio non è incrostata.
A metà lunghezza il pezzo è ingrossato a guisa di scatola.
Dall’interno di questo ingrossamento hanno inizio due cavità minori che si estendono lungo i due bracci e che si possono esplorare per circa 10 cm. di profondità.
In giro ai fori vi sono quattro collegamenti di piombo che attraversano il vano della scatola (parallelamente ai fori), essi sono però danneggiati e in parte solo riconoscibili dalle tracce dell’attacco.
Sulle pareti interne della scatola centrale si riconoscono delle incrostazioni di tipo calcareo.
L’esame di una di queste incrostazioni, della estensione di una mano, portò alla luce dei sottili strati di legno completamente ricoperti di sali di piombo, magnesio e calcio.
La fibra del legno corre nel senso: dall’alto al basso della cavità.
All’analisi microscopica il legno risultò essere pinastro.
Il pezzo venne subito classificato come “ancora”.
Pezzi simili si trovano dei musei di Marsiglia, nel British Museum di Londra, ad Atene ed a Madrid (fig. 1).
Nella tabella che segue ne sono elencate le dimensioni e di pesi approssimativi (questi calcolati in base alle dimensioni). //
L cm    H cm   Apertura centrale        Peso g Traverse di piombo
1 Marsiglia       211      13        18 x 21                         300                  1
2 Londra         170      23        25x20                          500                  1
3 Berlino         136      12        20x211                          71                    1 + 1 trav. di legno
4 Londra         122      14        22 x 13                         190                  1
5 Atene           197       14        22 x 22                        350                  1 trav. legno
6 Atene           245      20        30 x 20                       530                  1 trav. legno
7 Atene           -             -           -                                   -                       1 trav. legno
8 Tunisi           246      23        26 x 30                      628                  1 trav. piombo
9 Tunisi           235      23        23 x 30                       695                  1 trav. piombo
10 Cartagena   216      -           -                                  712                  -
11 Cartagena   190      -           -                                  450                  -
12 Cartagena   160      -           -                                  196                  -
13 Cartagena   125      -           -                                  125                  -
14 Cartagena   160      -           -                                  196                  - //
Come si vede, alcuni pezzi portano delle iscrizioni, in parte greche, in parte latine. Le iscrizioni latine presentano forme antiche; per esempio Maxumus in luogo di Maximus. Le iscrizioni si possono dividere in due gruppi. Il primo riguarda probabilmente i proprietari od i fabbricanti; queste diciture sono senza eccezioni romane.
Nel secondo gruppo riconosciamo nomi di deità. Queste ancore sono secondo l’opinione di Svoronos e di altri da ritenersi ancore votive “Pflichtanker”.
Contro questa interpretazione che considera questi blocchi di piombo come ancore sacre si possono fare molte obiezioni.
Le cinque ancore ritrovate a Tunisi furono rinvenute a distanze minime in fila ed appartennero senza dubbio alla medesima nave. Dato che almeno una ancora è da considerarsi “Notanker” (Ancora di salvezza), necessariamente non tutte le cinque ancore potevano essere ancore sacre.
Resta la supposizione che una di esse, (non si può stabilire se la maggiore) servisse a tale bisogna. Così non possiamo mantenere l’asserzione che le iscrizioni si riferissero sempre all’ancora sacra. Solo un fatto è certo, che si riferiscono sempre alle Deità salvatrici “Zeus Hypathos”, “Soteira” “ e “Aphrodite Sozousa “ non sono da fraintendersi.
Grande disputa regna in merito alla costruzione originaria dell’ancora come tale. Il blocco di piombo corrisponde al braccio (marra) o rappresenta una massa di appesantimento attaccata al fuso? O che altro?
Un confronto tra i diversi pezzi aiuterà forse a chiarire la questione.
In primo luogo vediamo che la forma è sempre approssimativamente la medesima: bracci lunghi, cassetta ampia al centro e i bracci affusolati dal centro verso l’estremità. Strana è unicamente la forma a S dei bracci dell’esemplare di Atene.
Inoltre è degno di nota il fatto che quasi tutti i pezzi sono muniti di collegamenti nel foro centrale. Questi sono però diverse da un pezzo all’altro. L’esemplare di Berlino presenta una cavità entrante a destra ed a sinistra nei bracci, circondata da quattro piccoli cilindri di piombo (collegamenti). Simile è una ancora di Atene.
I due pezzi di Londra sono attraversati nel vano centrale da un robusto collegamento di piombo di sezione quadrata di 25x25 mm.
Questo collegamento è però asportato (segato) da uno degli // esemplari di Londra ma si riconosce ancora bene la sezione del taglio; appariva logica la supposizione che il vano centrale fosse attraversato da un tronco di legno.
Una circostanza fortuita venne in aiuto alla chiarificazione della questione.
L’ancora di Berlino ha, come già detto sopra, l’estremità di un braccio segata, e nel centro di questa superficie si poteva scorgere una macchia di circa 2 cm in quadro, di colorazione diversa.
Si poté riconoscere che si trattava di un tappo di legno, il quale poté essere spinto con la percussione a mezzo di una spina, fino a sortire nel vano centrale dell’ancora. Anche dal foro nel braccio opposto fu possibile con l’aiuto di un lungo gancio di estrarre delle schegge di legno.
L’esame delle ancore di Atene dimostrò trattarsi di costruzione identica. La qualità del legno estratto risultò essere castano. Il bastone di circa 2 cm di diametro attraversa quindi quasi tutto il braccio a guisa di anima: la sua superficie era leggermente carbonizzata.
Poiché questo bastone non poteva in nessun modo esser stato introdotto dall’interno del vano centrale, non restava che la sola possibilità, che esso fosse stato incluso nella fusione del pezzo.
Data la bassa temperatura di fusione del piombo e la rapida solidificazione, questa operazione non presenta difficoltà alcuna, tanto più se il legno è ancora verde.
Da queste osservazioni si arriva alla costruzione rappresentata in fig. 2.
Nel vano centrale a cassetta era alloggiato il fuso molto robusto di pinastro.
Date le dimensioni occorrenti non è da meravigliarsi che per la costruzione del fuso non venisse impiegato né ferro, né bronzo, dato che il legno faceva lo stesso servizio. Il fuso veniva forato alla sua estremità inferiore e nel foro introdotto il bastone di castano. Accanto a questo bastone si praticavano altri quattro fori paralleli attraverso il fuso. Tutto il sistema veniva poi introdotto nella forma prima della colata del piombo.
Così i quattro piccoli fori si riempivano di piombo (formanti i collegamenti) che a sua volta avvolgeva il piede del fuso ed il bastone trasversale.
Un calcolo di controllo della resistenza porta al risultato degno di nota, che i bracci dell’ancora di Berlino potevano portare un carico di punta di oltre 2000 kg. e che i collegamenti potevano portare un carico corrispondente, alla recisione. //
Se consideriamo che le navi, dotate di queste ancore, erano della grandezza di circa 100 Tonn. (Register-Tonnen), le condizioni di resistenza corrispondono pienamente a quelle oggi richieste.
L’ancora deve essere stata una combinazione di ancora a gravità e ancora a presa, questa ipotesi è avvalorata anche dallo smussamento degli spigoli.
La forma era a somiglianza dell’ancora comune a marre. L’Impiego di piombo in luogo del bronzo o del ferro dava la possibilità di una costruzione molto più pesante.
Un’ancora di questa foggia naturalmente non richiedeva nessuna traversa all’estremità superiore come si usa per le ancore comuni.
Non necessitava nemmeno uncini, me punte acuminate all’estremità dei bracci (marre) per mordere il fondo.
Dato il suo peso forte giaceva sempre in piano.
Strisciando sul fondo si incastrava in questo e sollevava accumulandosi davanti sabbia e pietre fino a presa sufficiente.
Friedrich Moll
Berlino.”

Consistenza: cc. 6 (inclusi gli allegati)
Busta: 1
Fascicolo: 1
Nota dell’archivista: Firma mancante nella minuta di lettera. Gli allegati consistono in disegni di ancore (cc. 12a; 12c; 12e) e in una relazione dal titolo “Un’ancora di piombo” (c. 12b), di cui si fornisce il regesto e la trascrizione nel campo contenuto.
Tipologia fisica: foglio
Supporto: carta
Descrizione estrinseca: Minuta di lettera dattiloscritta; mm 295 x 210
Relazione dattiloscritta (allegato 12b); mm 300x210, nel margine sueriore destro timbro ad inchiostro nero “Dr. Ing. Guido Ucelli, Via Gappuccio, 7 Milano”.
Stato di conservazione: buono

INASA - All Rights Reserved