2.2.17 - Lettera

Segnatura: Sub-fondo Navi di Nemi, b. 1, fasc. 2, sf. B.2, c. 17

Tipologia: unità documentaria
Titolo: Lettera
Estremi cronologici: 1933 gennaio 1

Contenuto: Lettera di Alexander Eibner, professore della Technische Hochschule di Monaco, a Ugo Antonielli, professore e direttore del Museo Storico ed Etnografico di Roma e direttore dei Lavori del Lago di Nemi.

Mittente: Alexander Eibner
Destinatario: Ugo Antonielli
Luogo di partenza: Monaco (Germania)
Luogo di arrivo: Roma

Regesto: Il professor Eibner cita Plinio in merito alle pitture a encausto e al ritrovamento di tracce di cinabro sulle Navi di Nemi. Viene menzionata la “zopissa”, un impasto di cera e pece usata sulle navi romane.

Trascrizione:
“Stimatissimo Signor Professore!
Gradisca ricevere i miei più vivi ringraziamenti per le communicazioni assai interessanti fattemi per mezzo del Consolato Generale d’Italia qui a Monaco pochi giorni fa, concernenti le navi di Nemi. Nelle commessure del fasciame esterno della prima nave sono state trovate delle traccie di colorazione in cinabro. Secondo riferisce Plinio sopra la pittura in encausto nell’antichità romana non vi è nessun dubbio, che le navi Romane antiche di querra e di commercio sieno state dipinte in modo encaustico. Perciò sarebbe da constatare, se il cinabro trovato sulla prima nave sia legato con cera e se questa si trovi tuttora in istato chimico inalterato. In alcune pitture encaustiche trovate in Egitto e anche in tre rilievi di pietra del Museo Egiziano di Monaco e di Berlino io ho trovato la cera inalterata. Oltre a ciò negli ultimi anni è stato verificato, che la cera e perfettamente refrattaria all’acqua, cioè, che essa non si gonfia mediante l’acqua. Plinio facendo la descrizione della durabilità del colore encaustico scrisse: “Nec sole nec sale ventisve corrumpitur”. Perciò si può sperare di trovare ancora dei residui considerevoli del colore encaustico sulle navi di Nemi e anche su quella di Crotone. Oltre a ciò Plinio fa notifica che le navi furono coperte sotto l’acqua d’una massa nominata “Zopissa”, una mistura di “cera cum pice”.
Perciò mi sembra assai probabile, che le navi di Nemi e quella di Crotone serbino ancora oggi dei resti di quella zopissa nella parte delle navi, che stava sotto l’acqua e di colore encaustico colla cera sola nella parte sopra l’acqua. Le soprastrutture delle navi di Nemi essendo distrutte per la massima parte, il colore encaustico ivi non si troverà forse che sulle carcasse di quelle navi. Sarebbe quindi d’importanza straordinaria per la scienza della pittura antica e pel sistema moderno di dipingere in encausto, di fare delle ricerche sulle navi di Nemi e su quella di Crotone per verificare il referto di Plinio.
Il colore più durevole per le navi di mare non è ancora trovato. E’ assai probabile, che la zopissa di Plinio sia il legamento di quel colore. Ed ecco forse qui l’unica occasione di ritrovare il colore nautico antico, facendo l’analisi chimica della zopissa trovata sulle navi di Nemi e su quella di Crotone.
La Direzione dei Lavori del Lago di Nemi e di Crotone aggiungerebbe alla gloria d’avere ridato al mondo moderno tre opere della nautica Romana risorta, anche il grande merito d’aver dato all’arte della pittura moderna la probabilità di poter dipingere le facciate degli edifici con colore durevole encaustico e d’aver ritrovato anche il colore nautico antico, se Ella volesse far fare le ricerche suindicate.
Mi creda, stimatissimo Signor Professore, di Lei dev.mo Eibner“

Consistenza: c. 1
Busta: 1
Fascicolo: 2
Nota dell’archivista: Firma autografa.
Sul margine destro in alto: “Romanstr. 64.”
Tipologia fisica: foglio
Supporto: carta
Descrizione estrinseca: Lettera dattiloscritta; mm. 295x210.
Stato di conservazione: buono

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