2.2.14 - Il Tevere

Segnatura: Sub-fondo Navi di Nemi, b. 1, fasc. 2, sf. B.2, c. 14

Tipologia: unità documentaria
Titolo: Il Tevere
Estremi cronologici: 1931 maggio 20

Contenuto: Ritaglio de “Il Tevere” relativo all’articolo di Michele Cianciulli dal titolo “A che servivano le navi di Nemi?”.

Regesto:
L’articolo tratta della mitologia legata ai riti del Lago di Nemi e del Rex Nemorensis.

Trascrizione:
“A che servivano le navi di Nemi?
Roma, 10-III-1931
Illustre Sig. Direttore,
A proposito delle navi di Nemi e del loro uso, mi permetto - a titolo di informazione e per quel che può giovare alla ipotesi del prof. Ugo Antonielli - segnalarle che il sottoscritto, in una sua pubblicazione, edita lo scorse anno, «Il Messo del Cielo nell’Inferno dantesco» (Casa Editrice L’Idealismo realistico), parlando (pagg. 57 e segg.) della discesa di Enea agli Elisi e del Ramo d’oro, di cui per consiglio della Sibilla, l’eroe Troiano aveva dovuto prima impadronirsi, già ebbe occasione di accennare all’ipotesi, che oggi, con tanto calore ed acume, sostiene l’illustre archeologo Antonielli.
Enea, infatti, si reca, secondo l’ordine della sacerdotessa di Apollo, a cercare nella selva il ramo d’oro, che solo può assicurargli il passaggio al mondo sotterraneo:
... Latet arbore opaca
Aureus et foliis et lento vimine ramus
Iunoni infernae dictus sacer; hunc tegit omnis
Lucus et obscuris claudunt convallibus umbrae.
(Aen. VI, V, 136-139).
L’aureo ramo è, com’è noto, il simbolo rituale dei misteri eleusini, e la sua origine va ricercata nel complesso culto orfico: di foglie d’oro erano formate le laminette orfiche, che si appendevano al collo dei defunti, già iniziati a tale culto. Ed il significato del prezioso ramo è da ricongiungersi alla verga portata dai supplicanti, ed alla verga aurea, che Mercurio, guidatore delle anime all’inferno, aveva ricevuta da Apollo in cambio della lira, ed al ramo delle bacche dorate dei sacerdoti druidi: ramo che era di vischio (albero questo appartenente nei paesi occidentali ai riti religiosi) e che attecchiva sopra tronco non suo, sì come il ramo, di cui parla Virgilio, per il quale, se l’albero non è il vischio, ma l’elce nera, questo poi col vischio viene paragonata.
Questo ramo d’oro, che Enea coglie per invito della Sibilla, s’identificava, secondo l’opinione degli antichi, col ramo di quell’albero, che cresceva nel recinto del santuario di Nemi, sulla sponda settentrionale del lago omonimo sacro, col bosco che lo circonda e chiude, a Diana (Diana Nemorensis); ed il lago era detto speculum Dianae.
Di questo albero (Cfr. Sir James George Frazer: The golden bough) non era lecito spezzare alcun ramo. Soltanto uno schiavo fuggitivo (è Oreste, che fugge le Erinni, ovvero è l’uomo, che cerca la propria liberazione?) poteva spezzarlo. E, se vi riusciva, aveva il diritto di battersi col sacerdote, e, uccidendolo, regnava per lui col titolo di re del bosco, Rex Nemorensis (reminiscenza dei sacrifizi umani, offerti un giorno alla Diana Taurica, o, meglio, simbolica vittoria su falsi culti e su erronee religioni?). Questo strano modo di successione vigeva ancora nei tempi imperiali. E Caligola, come racconta Svetonio, pagò uno sgherro perché uccidesse il sacerdote di Nemi, pensando forse che questi avesse tenuto già troppo a lungo il suo ufficio, o, come sembra più certo, per altri motivi di carattere religioso e, anche, politico (la segreta aspirazione degli imperatori, ad incominciare da Cesare, non era forse quella di essere chiamati re, nome che il popolo romano, da quando erano stati cacciati i Tarquini, non aveva più potuto sopportare?). Ed è molto probabile che vi sia un nesso tra queste gesta di Caligola e le sue passeggiate sul lago con quelle navi, che ora dalle acque, fedeli custodi per tanti secoli, sono ora venute alla luce, tra questo fatto del maniaco imperatore ed il suo odio per Virgilio e, finanche, per i busti marmorei, che riproducevano le sembianze del grande cantore di Enea, del gentile poeta delle sacre Bucoliche.
Tale rapporto è bene che sia attentamente studiato e seriamente discusso dai competenti.
Ossequi
MICHELE CIANCIULLI”

Consistenza: c. 1
Busta: 1
Fascicolo: 1
Tipologia fisica: foglio
Supporto: carta
Descrizione estrinseca: Ritaglio di giornale a stampa, mm 129x43. Sul margine superiore, a matita, Tevere 20 marzo 1931.
Stato di conservazione: buono

INASA - All Rights Reserved